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5 luglio 2012

I racconti di Hillsfar: Tanareve il Chierico

Non so quanti conoscano, o ricordino, Hillsfar, un Videogioco di Ruolo uscito nell'oramai lontano 1989, ambientato nei celeberrimi Forgotten Realms di Advanced Dungeons&Dragons. L'incipit del manuale del gioco ancora oggi evoca in me la quintessenza dell'avventura e del fantastico, l'età d'oro dei Giochi di Ruolo. Forse perché l'ho vissuta - assieme con i miei amici di sempre - con lo spirito e l'ingenuità di un ragazzino, ma credo anche perché fu una stagione animata da uno spirito orgogliosamente artigianale e un po' naif che è andato a perdersi negli anni seguenti.

After weeks of hard campaigning, your supplies and rations are all but exhausted. Your party set up camp just outside of Hillsfar. You had thought to make a quick stop at the city to gather supplies, maybe drop into your guild to see what things are like. You had no idea what you were getting into as you stepped through the gates...

Rispetto ad altri G.d.R. dell'epoca delle gold boxes della SSI (come Pool of Radiance, Champions of Krynn, Curse of the Azure Bonds ed altri ancora), Hillsfar differiva leggermente. Il territorio da esplorare era più ristretto - la città di Hillsfar ed i suoi immediati dintorni - ma il giocatore era coinvolto in una serie molto variegata di mini eventi e quest che spezzavano la ripetitività delle altre gold boxes, dovuta alle poche risorse grafiche, di calcolo e di memoria di cui disponevano gli home computers ai tempi.

Essendo Hillsfar piuttosto complesso per l'epoca, ad un certo punto la SSI, casa produttrice del gioco, decise di dare alle stampe lo Hillsfar Cluebook: in pratica un antenato delle odierne guide strategiche ai giochi. Si tratta di un volumetto di 27 pagine con la copertina illustrata da Clyde Caldwell, una copia del quale ho il piacere di possedere, diviso in due parti. La prima fornisce al giocatore le indicazioni per concludere con successo gli eventi e le quest. La seconda, invece, ospita quattro graziosi mini racconti, ciascuno dedicato ad una Classe di Personaggio: il Chierico, il Ladro, il Guerriero ed il Mago. I racconti ricalcano una delle quest proposte nel gioco a ciascuna Classe e quindi, come è facile immaginare, non sono esenti da una certa ingenuità.

Ho deciso di tradurre in italiano e di pubblicare sulle pagine di Hellwinter Tanareve il Chierico, di Steve Winter. È il primo di questi racconti e sicuramente quello scritto meglio.


tanareve il chierico


Tanareve allentò le fibbie del suo corpetto di pelle e infilò la mano sotto, cercando di rinfrescarsi muovendo un po' il pesante tessuto della sua veste. Credette addirittura di aver udito uno strano suono nel farlo: come se la lana grezza, umida di sudore, cedesse malvolentieri la sua presa sulla pelle. La giornata era stranamente calda, per essere l'inizio di primavera.

"E tuttavia - pensò Tanareve - dovrei raggiungere la stazione di mercato tra poco. Ed è meglio che non rinunci alla sicurezza dell'armatura finché non sono arrivato."
Le strade nei dintorni di Hillsfar erano molto trafficate, sia da brave persone che da briganti.

"Briganti... c'entrano in qualche modo con la mia missione.", pensò.
Graeme Ibn-Naif, un anziano accolito inviato per un semplice incarico, non aveva più fatto ritorno al Tempio di Tempus. Ed ora Tanareve doveva ritrovarlo. Era certo che l'uomo fosse stato assalito dai briganti lungo la via, ma non riusciva proprio ad immaginarsi il perché. Graeme era partito praticamente senza soldi in tasca, per non dare ai ladri un buon motivo per aggredirlo. Inoltre, i testi religiosi che recava con sé - i Sacri Testi di Asrigir, il Veggente Canuto del Mar di Luna - non rivestivano alcun interesse, se non per un sacerdote di Tempus.
"Forse - pensò Tanareve - chi ha attaccato Graeme non lo sapeva... magari ha pensato che quelle pergamene avessero un qualche valore in denaro. O forse erano solo dei disperati alla ricerca di un facile bottino. Comunque sia, salvare Graeme per me è molto più importante delle pergamene, non mi importa quello che gli Alti Sacerdoti al Tempio diranno."

Il cielo cominciò a tingersi del rosso del tramonto, quando la stazione di commercio improvvisamente fece capolino dietro un'ultima curva della strada. Il chierico si sistemò l'armatura e spronò il suo cavallo verso i cancelli.

Tanareve tirò un gran respiro e sorrise. Nell'aria si spandevano i profumi di carne arrosto, cannella, birra, sudore di cavallo e delle molte merci in vendita: era l'odore tipico di quel posto che aveva il potere di risvegliare in lui il fascino di avventure esotiche. Dopo aver lasciato la sua cavalcatura nelle stalle gironzolò un po' per il mercato e per i carri dei mercanti, prima di decidersi ad entrare nella taverna.

"Benvenuto, giovane sacerdote! - lo accolse una voce roca - Come posso servire degnamente un prete di Tempus in una serata come questa?" La voce era quella di un uomo corpulento che indossava un sozzo grembiule di cuoio sopra una blusa stinta. Ancora una volta Tanareve sciolse le fibbie del suo corpetto, decorato a smalto con la spada fiammeggiante di Tempus, e si appoggiò al bordo di un tavolo.

"Allora... un corno di Unicorno colmo di ambrosia e una dozzina di pavoni allo spiedo andrebbero bene, ma posso anche accontentarmi di una coppa di vino e un piatto di oca stufata."

L'oste rise di cuore, tenendosi la pancia che pareva volesse saltar fuori dal grembiule. "Sono contento che tu sappia accontentarti, amico! - rispose - Perché abbiamo appena finito il pavone e la mia cameriera ha rotto l'ultimo corno di Unicorno giusto ieri! Ma di vino e oca ne abbiamo a volontà!"

Mentre l'oste si dirigeva in cucina, Tanareve lo richiamò indietro. "E un altra cosa, se posso chiedere..." L'oste si girò verso il chierico che proseguì: "Un accolito del mio culto, un po' avanti con gli anni ma ancora in piena forma... Portava con sé dei libri e dovrebbe essere passato da queste parti qualche giorno fa. Lo hai visto per caso?"

"Si che l'ho visto. - rispose l'oste - Due notti or sono ha mangiato e dormito qui. Quando se ne andato, l'ho visto dirigersi verso il Grande Albero. Ma non è più tornato. Gli è successo qualcosa?"

"È quello che voglio scoprire. - rispose Tanareve - Ma adesso... vino e oca!"

"E vino e oca siano!" rispose ridendo lui, di nuovo verso la via per la cucina.

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Il giorno seguente Tanareve era in strada prima ancora che il sole fosse spuntato da sopra gli alberi. Ora sapeva dove si era diretto Graeme. Tanareve aveva sentito del Grande Albero dal suo amico molte volte: di quanto quel luogo fosse sereno e pacifico, di quanto sedersi sotto le sue grandi fronde inducesse lo spirito alla contemplazione ed alla preghiera. "Il vecchio Graeme è sempre stato un romantico. - pensò Tanareve - È solo un albero e nulla più. Lo spirito del guerriero si forgia nella disciplina, nell'allenamento e nell'esperienza, non oziando all'ombra di una pianta. Non mi stupisce che Graeme sia rimasto sempre un semplice accolito." E tuttavia il chierico nutriva una sincera preoccupazione per il suo amico, conosciuto tre anni prima.

"Se non fosse stato per Graeme - si disse Tanareve - Anche io sarei ancora un accolito. Mi sono sempre chiesto come sia possibile che un uomo che ha così poco del guerriero possa conoscere tanto della guerra." Tanareve era consapevole che senza l'aiuto ed i saggi consigli di Graeme, forse non sarebbe mai stato rodiato sacerdote. Se qualcosa era successo al suo amico, Tanareve gli doveva, quantomeno, un degno rito di sepoltura.

Questi cupi pensieri vennero troncati bruscamente dal suo arrivo al Grande Albero. Tanareve non capiva un granché di tracce, ma anche un bambino si sarebbe reso conto che in quel luogo era di recente avvenuto un combattimento. I rami dei cespugli erano spezzati, il prato malamente calpestato. Vicino al tronco giacevano diverse lance rotte e tre frecce erano piantate nel suo tronco.

Tanareve smontò da cavallo e prese ad ispezionare la zona. Le frecce non avevano nulla di particolare, erano di quelle reperibili un po' ovunque, né riportavano un qualche segno distintivo. "Chiunque fosse l'arciere - pensò il chierico - non è certo un gran tiratore; a meno che non stesse mirando proprio all'albero, direi che ha mancato il suo bersaglio almeno tre volte."

Diede un'altra occhiata nei dintorni, senza trovare nulla di interessante. Poi Tanareve si sedette sotto l'albero e chiuse gli occhi. "Forse avrò una delle visioni di Graeme", pensò ironicamente. Poi ridacchiò fra sé e sé, immaginandosi il suo amico mentre le suonava... a quanti? Due? Cinque? Dieci banditi? Tanareve aveva visto Graeme battersi solo un paio di volte e, a dispetto della sua età, combatteva con la grazia e l'astuzia di una mangusta. Persino dieci banditi avrebbero avuto bisogno di un arciere per poterlo sopraffare. Ma gli arcieri bravi sono difficili da trovare fra i banditi di strada.

Quando Tanareve riaprì gli occhi, si accorse con stupore che il suo cavallo se ne era andato. Faith era una bestia intelligente, non si era mai allontanata prima d'allora. In un istante il chierico era di nuovo in piedi, con il suo martello in pugno. Si guardò intorno, ma niente. Allora cominciò a girare intorno all'enorme torco dell'albero, muovendosi il più cautamente possibile. Venti metri più in là, al bordo della radura che circondava l'albero, qualcosa si stava muovendo fra i cespugli. Tanareve si avvicino pian piano e, superati i cespugli, vide Faith che frugava attorno a qualcosa di grande. Non c'era nessun altro nei dintorni, così il chierico si tranquillizzò e andò vicino al suo cavallo.

Quando la sua vista si adeguò alle pesanti ombre gettate dal bosco, Tanareve si accorse che l'oggetto che aveva destato l'attenzione di Faith era una grande cassa di legno, vecchia ed usurata in più punti, ma ancora in decente stato. La sua chiusura era rotta, ma la cassa era comunque chiusa con qualche giro di corda. In preda alla curiosità, Tanareve scilse la corda ed aprì la cassa. Il suo cuore mancò un colpo alla vista di ciò che trovò dentro: Graeme!

Il vecchio accolito giaceva tramortito, legato come un salame con le ginocchia sotto al mento. Con delicatezza Tanareve trasse il suo amico fuori dalla cassa e lo riportò nella radura, sotto l'ombra del Grande Albero.

Poi principiò a controllare le condizioni di Graeme: aveva molte brutte ferite sulle gambe e sulle braccia, e la punta di una freccia conficcata sotto una costola. Impugnando il martello con entrambe le mani ed innazandolo al cielo, Tanareve pronunziò una preghiera curativa. Graeme, finalmente, cominciò a riprendersi mugolando.

Qualche minuto dopo, grazie ad un po' di pane, di vino e di preghiera, Graeme si sedette sotto l'albero.

"Sono immensamente contento di rivederti vivo, vecchio mio!", disse Tanareve.

"Il piacere è reciproco.", ridacchiò lui di rimando.

"Dunque: - disse il chierico - come sei finito dentro quella dannata cassa?"

"Beh... stavo schiacciando un pisolino proprio qui sotto. - spiegò Graeme - Ad un certo punto sei uomini a cavallo si sono avvicinati, venivano da ovest. Sono scesi da cavallo e mi hanno aggredito. Così, senza troppe cerimonie. Oh... erano un branco di disperati. Ad uno ho subito spaccato la testa e ad un altro ho rotto un braccio prima ancora che potessero sferrare un colpo. Sfortunatamente gli altri hanno sfoderato i loro archi corti - tranne quello col braccio rotto - cercando di crivellarmi di frecce. Quattro tiri e solo uno a segno, qui sotto la costola. Davvero una banda di poveracci... Alla fine però, si sono rivelati troppi per questo vecchio. Li ho sentiti sghignazzare divertiti mentre mi ficcavano dentro quella cassa. Ma anche io ridevo al pensiero che tutto quello sforzo gli sarebbe fruttato solo le prolisse Litanie di Asrigir ed il più stupido asino di questa parte del Cormyr. Che altro dire?"

Tanareve rimase qualche istante in silenzio. Poi: "Te lo dico io: adesso te ne torni ad Hillsfar, mentre io vado a cercare i banditi. Prolisse o no, il Soprintendente del Tempio vuole le Litanie di Asrigir. Io sono stato spedito a cercare quelle, non te. Farai un viaggio tranquillo se seguirai i pascoli lungo la via costiera."

"Si, va bene. - rispose Graeme - E credo che neanche te avrai grandi difficoltà con quei briganti... poveri idioti! È più probabile che abbia dei problemi io a camminare fra le pecore che non tu a farlo tra i lupi."

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Il giorno seguente Tanareve era di nuovo in sella, fuori dalla stazione di commercio poco dopo l'alba. La sera prima, dei mercanti erano arrivati alla taverna recando la notizia di un assalto di briganti a nord, non distante dal ritiro dell'eremita. Cinque banditi, uno di loro con un braccio steccato, avevano aggredito e pestato a sangue un povero viaggiatore. Certamente si trattava degli uomini che Tanareve stava cercando.

cavalcò verso nord, mentre il sole sorgeva sul Mar di Luna. Anche quella giornata prometteva di essere innaturalmente calda. Tanareve si tolse l'elmo d'acciaio per lasciar correre la brezza sul volto e tra i capelli.

D'improvviso, senza una ragione apparente, Faith si fermo bruscamente. Il chierico spronò il cavallo, ma la bestia si rifiutò di proseguire. Invece scartò di lato. Tanareve sapeva di potersi fidare dell'istinto del suo cavallo, così prese a controllare la direzione verso cui Faith stava puntando. Dietro un albero caduto, il chierico scorse un sentiero nascosto tra il fogliame. Un cenno al cavallo, e Faith prese ad inoltrarvisi spavaldo.

Cavalacò per un breve tratto e poi si fermò per adattarsi alla penombra del bosco. Il sentiero sembrava proseguire ancora per qualche decina di metri. lentamente, il chierico lasciò briglia al cavallo, che sembrava sapere dove dirigersi, mentre lui prese a controllare con attenzione i dintorni, pronto ad ogni pericolo.

Aveva viaggiato per neanche mezzo miglio, quando Tanareve colse nell'aria un flebile odore di fumo. Era praticamente sottovento e quindi capì che più avanti si doveva trovare una sorta di accampamento. Così decise di smontare da sella.

Intuì la posizione del campo e prese ad aggirarlo da destra, cercando di mettersi fra il luogo e il sole. Dopo una quindicina di minuti, legò Faith ad un albero e prese ad avvicinarsi. Quasi subito cominciò ad udire delle voci umane e dei nitriti di cavallo.

Il chierico si stese a terra, strisciando verso la fonte dei rumori, finché non giunse in vista del campo. Contò cinque cavalli legati al bordo di una piccola radura. Uno dei banditi li stava strigliando. Gli altri quattro erano seduti attorno ad un fuoco improvvisato, grugnendo insoddisfatti mentre cercavano di valutare il loro magro bottino. Nessuno sembrava granché contento, e quello col braccio rotto, anzi, appariva decisamente abbacchiato.

Tanareve notò che uno dei banditi stava sfogliando sommariamente un libro con la copertina rigida - i Testi di Asrigir! "Almeno uno dei volumi è intatto.", pensò.

"Che schifo! - grugnì il bandito col braccio rotto - Cinque giorni nascosti nel bosco a tendere agguati rischiando la pelle, e cosa otteniamo? Un mucchio di inutile spazzatura. Cosa ci sarà mai scritto in quei libri, eh?"

Il bandito che aveva in mano il libro lo chiuse di scatto e lo buttò sul resto del bottino. "Niente. - disse - Solo deliri su Tempus."

"Ve l'avevo detto che derubare un prete era solo una perdita di tempo. - si aggiunse un altro bandito, che stava sdraiato su una coperta osservando distrattamente il fumo del fuoco da campo. - Buttalo nel fuoco. Sono libri religiosi: meritano una degna cremazione."

Tanareve capì che doveva agire rapidamente. Sfoderò il martello e mormorò una muta preghiera a Tempus. Poi scagliò l'arma con tutta la sua forza proprio nel mezzo dell'accampamento. A mezz'aria, il martello prese a bruciare come una palla di fuoco. Concentrandosi sul suo incantesimo, Tanareve indirizzo i colpi dell'arma benedetta prima su uno dei briganti, poi su un altro ed infine su un terzo.

I fuorilegge strillarono ed imprecarono in una dozzina di lingue diverse. Qualcuno sfoderò la sua arma menando colpi al vento, mentre altri si gettarono a terra coprendosi la testa con le braccia. Nel volgere di pochi istanti stavano tutti saltando in sella per darsi ad una precipitosa fuga. Credendo di essere stati attaccati da un qualche stregone, i briganti si accontentarono di fuggire con le loro vite ancora salve.

Poco dopo Tanareve entrò nella radura e recuperò il martello dove era caduto. Poi prese anche il libro coi Testi di Asrigir; sembrava ancora intero. Frugò con la punta dello stivale fra il resto del bottino e rinvenne anche gli altri due tomi.

Con un ultimo sguardo al campo dei banditi, Tanareve sistemò i tre volumi sotto il suo braccio e se ne andò.

"Davvero un branco di disperati.", disse fra sé e sé. Poi prese a ridere.

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